INSTALLAZIONE PERMANENTE

Un appassionato lavoro di collezionismo, riflessione e attesa sul primo ventennio del XXI secolo, attraverso il punto di vista dell’artista regionale Zingaretti.

I cittadini romani sono invitati a esplorare le installazioni colorate, lasciarsi trasportare dal miasma, perdersi in una galassia di composti diversi, odori, proiezioni ed essere parte attiva in questo “stallo collettivo” dove anche la fauna cittadina è parte integrante dell’opera.

Città, piazze, strade e cassonetti sono i luoghi che spiccano all’interno della galleria a cielo aperto, rimandando a un atlante che racconta la non approvazione, per otto anni, del Piano Regionale dei rifiuti.

È proprio questo il documento che serviva a indicare le soluzioni necessarie per il finissage delle installazioni presenti, non solo nella città di Roma, ma in tutto il Lazio.

I noti critici d’arte iggaR e Ama, stanno facendo tutto ciò che è in loro potere per stroncare questo movimento artistico, ma se le opere restano in strada è a causa della carenza di musei per lo smaltimento e discariche artistiche, la cui responsabilità e paternità ha nome e cognome: Regione Lazio, in arte Nicola Zingaretti.

Non lo dicono solo i critici, ma anche la legge e diverse sentenze del Tar, che hanno imposto all’artista di dotare il Lazio di una rete adeguata di impianti. Alla Regione, infatti, compete la programmazione dello smaltimento delle opere.

Le installazioni rispecchiano l’accanimento dell’artista sulla Capitale, conscio che non esistono a Roma aree idonee alla realizzazione di discariche artistiche. Anche a Milano non esistono discariche di arte contemporanea all’interno del comune, ma sono tutte in provincia.

Ne emerge un profondo legame tra la chiusura, nel 2013, della discarica artistica di Malagrotta, quella più recente e immotivata di Colleferro e la mancata ricerca di soluzioni alternative da parte dell’artista.

Le installazioni, disseminate in tutto il territorio romano, sottolineano le ragioni politiche ed elettorali che spingono Nicola a far pagare ai cittadini romani il prezzo più alto dell’opera.

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